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l'arte nell'era post-elettronica a cura di Lello Masucci


La storia infinita – capitolo 5

PER VEDERE IL POEMA CLICCA SULLE PAROLE SEGUENTI “La storia infinita”—->>La storia infinita è un poema elettronico creato intervenendo su un listato processing che sfrutta il linguaggio javascript. Questa operazione fa si che il listato rappresenti la cassetta dei colori e dei pennelli a disposizione dell’artista. L’opera è nel solco della Letteratura elettronica, per questo motivo la chiamo poema. Ma è un poema che presenta prerogative particolari e completamente nuove rispetto ai poemi tradizionali. Un fattore, in primo luogo, che esiste anche nei poemi tradizionali, in questo viene portato alle estreme conseguenze: il rapporto tra lettore e opera; in particolare la capacità di ciascun lettore di trasformare e ricreare secondo propri parametri culturali la scrittura di fronte alla quale ci si trova. “La storia infinita” ha la peculiarità di essere trasformata dal lettore nel mentre essa stessa si dispiega e procede. Il rapporto tra fruitore e opera assume caratteri totalizzanti proprio in virtù della libertà lasciata al lettore di trasformare il testo con un semplice click del mouse. Eppure il testo ha una così forte influenza sul lettore che spesso lo ammalia fino a renderlo succube di trasformazioni che nemmeno l’autore poteva prevedere. Proprio quest’ultimo rapporto, quello tra autore ed opera, in questo poema viene stravolto dalla randomizzazione degli accadimenti elettronici. Ciò a tal punto da trasformare lo stesso autore in fruitore e poi di nuovo in autore come lo diventa il semplice lettore. Ma questo poema ha ancora da dire molto circa i rapporti tra queste tre entità: autore, opera, fruitore. Oltre a creare rapporti biunivoci entrambi passanti attraverso l’opera e producenti l’inversione delle peculiarità di ciascun attore in quelle dell’atro, il poema si presenta con la stessa unicità ogni volta che ci si trova in sua presenza. Una esperienza di lettura dunque è esperienza irripetibile che può essere fissata solo da una ripresa dello schermo. La lettura del poema non è mai la stessa e le storie che esso racconta non sono mai uguali alle precedenti, hanno delle assonanze, possono suscitare ricordi, ma mai esperienze già vissute. Ogni seduta di lettura presenta immagini e accadimenti che sono propri di quella seduta di lettura, come se la seduta stessa fosse un essere vivente a sé stante, come ciascuno di noi. Possiamo avere somiglianze con altri esseri viventi ma non siamo mai uguali e sovrapponibili. Non solo ma il racconto non si percepisce come individuo corporeo, ma come accadimento di eventi della vita degli individui.

OLE Officina di Letteratura Elettronica

La Letteratura ibrida.
Breve viaggio verso una sua definizione.
di Lello Masucci
Viviamo un’epoca di transizione. Si passa dall’analogico al digitale, aprendo l’epoca del post-elettronico. I linguaggi mutuano la parola scritta con quella dedotta da immagini fisse e in movimento. Gli alfabeti si estendono, le lingue si contaminano tra loro e con i dialetti creando un nuovo concetto di cultura: la multicultura.
Nasce la Letteratura ibrida.
Questo concetto vuole mettere in discussione non solo l’idea che la letteratura sia migliore sotto l’influenza di una tradizione sola, ma anche l’idea che solo la tradizione possa creare letteratura. La “LI”[1] usa diverse lingue di diverse tradizioni miscelandole con linguaggi altri del contemporaneo. L’italiano, il francese, l’inglese, lo spagnolo (comunque questo è un fenomeno che si riscontra in tutte le lingue parlate) e le loro letterature tradizionali stanno prendendo sempre più l’apparenza e la consistenza di lingue morte. Ciò specialmente tra le nuove generazioni più avvezze all’introduzione di nuovi linguaggi di provenienza elettronica, post-elettronica e digitale. Le lingue parlate stanno diventando per questi giovani come il latino e il greco di quando noi eravamo giovani. Lingue morte.
Le grandi migrazioni di popoli stanno intrecciando culture e linguaggi che a loro volta si intrecciano con le lingue nazionali, regionali, locali producendo lingue ibride che danno vita a culture nuove, a nuovi modi di considerare e rapportarsi al mondo circostante. In questa trasformazione le culture tradizionali, anziché essere completamente soppiantate, si incuneano nei nuovi intrecci linguistici producendo ulteriori mutazioni. Il concetto di ibridismo diventa di uso comune in una società multietnica, multiculturale, multireligiosa. “Le arti figurative e la letteratura, la linguistica e l’antropologia, la sociologia e la religione, come pure le scienze naturali, denunciano la presenza emergente e l’influenza sempre maggiore dell’ibridismo nel discorso culturale del nostro tempo. Il fenomeno, in quanto tale è tutt’altro che nuovo, poiché l’ibridazione è un processo comune a tutte le culture umane, anche se è stato inizialmente osservato nel contesto della vita organica, animale e vegetale. Il termine indica una deviazione dalla norma della genealogia, una mescolanza, un incrocio, e quindi il risultato di un processo di ibridazione: insomma, una combinazione di elementi appartenenti a sistemi diversi, che, estrapolati dal contesto e mescolati, hanno generato un organismo o un prodotto, nuovi e “creolizzati”. Dalla biologia alla genetica il termine è stato esteso […] al linguaggio. Oggi esso copre un’ampia gamma di combinazioni che sono frutto dell’immaginazione umana[2].
Ciò accade anche nel linguaggio usato dai nostri giovani nella “messaggistica cellulare”, accade nell’estendersi della possibilità di produzione di immagini-segnale[3] che attraverso la rete, da Youtube ai social network come Facebook o myspace, diventano mezzi specifici di comunicazione e quindi fondano nuove grammatiche e nuove sintassi per nuovi linguaggi. Ciò accade ancora e da molto più tempo, con la cartellonistica pubblicitaria dove l’ibridazione tra parola scritta e immagine è fortemente comunicante. Negli spot pubblicitari della televisione, che sebbene inneggiano ad una deprecabile società dei consumi, rappresentano in molti casi il prodotto migliore della televisione stessa, e in cui la parola scritta questa volta si coniuga ibridandosi con quella parlata e con immagini fisse e in movimento, con suoni e musiche, testimoniando l’esistenza dell’ibridismo nei prodotti elettronici ancor prima di quelli digitali. Le pagine web sono esse stesse delle forme di ibridazione tra parole e immagini fisse e in movimento, immagini che sono in tutti questi casi “frammenti di realtà in presa diretta, vis-à-vis, in modalità tale e quale, ovvero secondo il principio dell’analogon”[4].
La fase che stiamo vivendo all’interno della nostra storia culturale, in movimento verso la globalizzazione totale in ogni angolo del pianeta, offre aspetti che di fatto appaiono attraenti anche esteticamente e culturalmente: e tra essi spicca l’ibridismo[5]
Svariati sono gli esempi di ibridazione in letteratura, spesso dovuti alla deterritorializzazione in atto. Itala Vivan, professore di studi culturali postcoloniali all’Università degli studi di Milano, cita a tale proposito l’apertura de “The Budda of Suburbia”[6] per portare un chiaro esempio di collegamento tra immigrazione e ibridazione. Hainif Kureish dice: “Mi chiamo Karin Amir, sono inglese di nascita e d’educazione, o quasi. Vengo spesso considerato uno strano tipo d’inglese, una nuova razza, sorta da due storie antiche. Non me ne curo, inglese sono (pur non andandone fiero), della periferia di Londra sud, da qualche parte diretto. E’, forse, la bizzarra mescolanza di continenti e di sangue, qui e lì, di appartenenza e non appartenenza a rendermi irrequieto e facile alla noia. O è, forse, l’essere cresciuto in periferia, la causa. Ad ogni modo perché ricercarne l’intima ragione quando basta dire che ero a caccia di guai, di qualunque sorta di movimento, azione od interesse sessuale fossi in grado di trovare, poiché era tutto così triste, così lento e pesante, a casa nostra, non so perché. Francamente tutto mi deprimeva ed ero pronto a qualunque cosa”. Dunque esiste una correlazione stretta tra migrazione e ibridazione dei corpi, delle abitudini, delle culture, dei modi di vivere il mondo e i rapporti tra persone su un determinato territorio.
[…] La letteratura dei migranti è giunta nello spazio ibrido. L’esistenza dei migranti viene innalzata in senso esistenziale ad una metafora dell’esistenza dell’individuo, inserito nelle condizioni di un mondo postmoderno. La migrazione come esperienza reale viene trasformata in senso metaforico e interpretata nell’accezione di “situazione esistenziale della peregrinazione, del passaggio, dell’ibridità […] cioè in quanto universalità del mondo globalizzato[7]. Tutto ciò non può che riflettersi sulla letteratura come prodotto dei rapporti di comunicazione tra gli invidui e tra questi e la realtà circostante considerata non solo come globale, ma anche locale. Non solo i concetti di globalizzazione, deterritorializzazione, migrazione ponendo problemi di linguaggio creano situazioni in cui prolifera la “LI”, cioè una letteratura costituita da lingue che si mescolano a tal punto da dare origine a parole composte da più lingue per significare cose che possano essere intese da individui di diversa origine.
Nel nostro viaggio attraverso una possibile definizione di “LI” nella cultura contemporanea, non possiamo non ritenere importante l’analisi delle tecniche tipografiche[8] che hanno prodotto nei casi di estetizzazione più avanzata gli esiti della poesia visiva, che può essere considerata a ragione una ibridazione tra testo letterario tradizionale e uso fantasioso e immaginifico della tecnica di stampa. Né si può non citare il caso della Biblioteca ibrida, termine da qualche anno entrato nella letteratura professionale, e con cui s’intende una struttura in cui le nuove risorse informative digitali e le tradizionali risorse a stampa coesistono al fine di costituire un servizio di informazione integrato. “Scopo della biblioteca ibrida è quello di incoraggiare l’utente a servirsi della miglior fonte di informazione disponibile, indipendentemente dal suo formato: un modello di biblioteca dunque dove la logica destinata a prevalere è quella della molteplicità e pluralità delle fonti e dei supporti in una strategia che porta ad affermare la centralità dell’utente e delle sue esigenze.
E’ in questo ambito che credo si giocherà nel contemporaneo la “LI” con prodotti che pur partendo dal libro tradizionale attraverso indicazioni portino il lettore dentro e fuori la rete internet attraverso una complessa teoria di percorsi che saranno scelti dal lettore stesso su un tappeto rizomatico di possibilità.
[1] Da ora in poi col significato di Letteratura Ibrida.
[2] Itala Vivan, “Estetica e differenza”.
[3] Paolo Granata, Arte, estetica e nuovi media, Fausto Lupetti Editore, Bologna 2009
[4] Paolo Granata, ibid. pag 140.
[5] Itala Vivan, ibid.
[6] Hainif Kureish, “Il Budda di periferia”
[7] Michael Hofmann
[8] Vedi anche: Roberto Calasso L’editoria come genere letterario.
Articolo comparso su Adelphiana, pubblicazione permanente, Adelphi edizioni (Milano, 2002).



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