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l'arte nell'era post-elettronica a cura di Lello Masucci


La storia infinita – capitolo 3

PER VEDERE IL POEMA CLICCA SULLE PAROLE SEGUENTI “La storia infinita”—->>La storia infinita è un poema elettronico creato intervenendo su un listato processing che sfrutta il linguaggio javascript. Questa operazione fa si che il listato rappresenti la cassetta dei colori e dei pennelli a disposizione dell’artista. L’opera è nel solco della Letteratura elettronica, per questo motivo la chiamo poema. Ma è un poema che presenta prerogative particolari e completamente nuove rispetto ai poemi tradizionali. Un fattore, in primo luogo, che esiste anche nei poemi tradizionali, in questo viene portato alle estreme conseguenze: il rapporto tra lettore e opera; in particolare la capacità di ciascun lettore di trasformare e ricreare secondo propri parametri culturali la scrittura di fronte alla quale ci si trova. “La storia infinita” ha la peculiarità di essere trasformata dal lettore nel mentre essa stessa si dispiega e procede. Il rapporto tra fruitore e opera assume caratteri totalizzanti proprio in virtù della libertà lasciata al lettore di trasformare il testo con un semplice click del mouse. Eppure il testo ha una così forte influenza sul lettore che spesso lo ammalia fino a renderlo succube di trasformazioni che nemmeno l’autore poteva prevedere. Proprio quest’ultimo rapporto, quello tra autore ed opera, in questo poema viene stravolto dalla randomizzazione degli accadimenti elettronici. Ciò a tal punto da trasformare lo stesso autore in fruitore e poi di nuovo in autore come lo diventa il semplice lettore. Ma questo poema ha ancora da dire molto circa i rapporti tra queste tre entità: autore, opera, fruitore. Oltre a creare rapporti biunivoci entrambi passanti attraverso l’opera e producenti l’inversione delle peculiarità di ciascun attore in quelle dell’atro, il poema si presenta con la stessa unicità ogni volta che ci si trova in sua presenza. Una esperienza di lettura dunque è esperienza irripetibile che può essere fissata solo da una ripresa dello schermo. La lettura del poema non è mai la stessa e le storie che esso racconta non sono mai uguali alle precedenti, hanno delle assonanze, possono suscitare ricordi, ma mai esperienze già vissute. Ogni seduta di lettura presenta immagini e accadimenti che sono propri di quella seduta di lettura, come se la seduta stessa fosse un essere vivente a sé stante, come ciascuno di noi. Possiamo avere somiglianze con altri esseri viventi ma non siamo mai uguali e sovrapponibili. Non solo ma il racconto non si percepisce come individuo corporeo, ma come accadimento di eventi della vita degli individui.

Il pensiero elettrico e contemporaneo attraversa uno spazio e un tempo nuovo, differente, continuamente mutevole e non lineare. L’esperienza del pensiero come immagini del reale che rimangono configurate nella memoria, si trasforma attraverso queste modificazioni proponendo una nuova forma di ricordo, un nuovo modo di trattare le immagini come dati che non sono privi di tempo, ma si fondano su un temo non lineare, differenziale.

Il suono non articolato, non melodico, ma libero di affermare la sua esistenza elettrica e casuale, si incontra col pensiero elettrico creando la nuova musica, che non vuole più essere colonna sonora di avvenimenti più o meno reali o finti, ma partecipare con le immagini alla creazione di una realtà estesa.

La definizione di virtuale non ha più possibilità di riferirsi a significati altri del reale, lo stesso concetto di virtuale diventa obsoleto man mano che altre parole vengono a ri-definirlo (simulata, immersiva ecc.) né si può ancora definire artificiale quella che è certamente un’estensione dell’intelligenza, che a sua volta fa parte del reale e al reale è strettamente connessa avendo spazi, tempi, luoghi del pensiero e della memoria simili.

Quello che noi vediamo e ci sembra di capire della realtà non è altro che ciò che noi vediamo e capiamo della realtà. Una realtà fuori di noi non esiste.



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