eLiterature

l'arte nell'era post-elettronica a cura di Lello Masucci


La storia infinita – capitolo 4

PER VEDERE IL POEMA CLICCA SULLE PAROLE SEGUENTI “La storia infinita”—->>La storia infinita è un poema elettronico creato intervenendo su un listato processing che sfrutta il linguaggio javascript. Questa operazione fa si che il listato rappresenti la cassetta dei colori e dei pennelli a disposizione dell’artista. L’opera è nel solco della Letteratura elettronica, per questo motivo la chiamo poema. Ma è un poema che presenta prerogative particolari e completamente nuove rispetto ai poemi tradizionali. Un fattore, in primo luogo, che esiste anche nei poemi tradizionali, in questo viene portato alle estreme conseguenze: il rapporto tra lettore e opera; in particolare la capacità di ciascun lettore di trasformare e ricreare secondo propri parametri culturali la scrittura di fronte alla quale ci si trova. “La storia infinita” ha la peculiarità di essere trasformata dal lettore nel mentre essa stessa si dispiega e procede. Il rapporto tra fruitore e opera assume caratteri totalizzanti proprio in virtù della libertà lasciata al lettore di trasformare il testo con un semplice click del mouse. Eppure il testo ha una così forte influenza sul lettore che spesso lo ammalia fino a renderlo succube di trasformazioni che nemmeno l’autore poteva prevedere. Proprio quest’ultimo rapporto, quello tra autore ed opera, in questo poema viene stravolto dalla randomizzazione degli accadimenti elettronici. Ciò a tal punto da trasformare lo stesso autore in fruitore e poi di nuovo in autore come lo diventa il semplice lettore. Ma questo poema ha ancora da dire molto circa i rapporti tra queste tre entità: autore, opera, fruitore. Oltre a creare rapporti biunivoci entrambi passanti attraverso l’opera e producenti l’inversione delle peculiarità di ciascun attore in quelle dell’atro, il poema si presenta con la stessa unicità ogni volta che ci si trova in sua presenza. Una esperienza di lettura dunque è esperienza irripetibile che può essere fissata solo da una ripresa dello schermo. La lettura del poema non è mai la stessa e le storie che esso racconta non sono mai uguali alle precedenti, hanno delle assonanze, possono suscitare ricordi, ma mai esperienze già vissute. Ogni seduta di lettura presenta immagini e accadimenti che sono propri di quella seduta di lettura, come se la seduta stessa fosse un essere vivente a sé stante, come ciascuno di noi. Possiamo avere somiglianze con altri esseri viventi ma non siamo mai uguali e sovrapponibili. Non solo ma il racconto non si percepisce come individuo corporeo, ma come accadimento di eventi della vita degli individui.

OLE Officina di Letteratura Elettronica

Centro di ricerca sulla cultura e linguaggi elettronici e digitali

epistemologia della cultura digitale

Nuovi analfabetismi

di Lello Masucci

Per realizzare un lavoro di Letteratura Elettronica[1] c’è bisogno di competenze specifiche:

La conoscenza di linguaggi che il computer riesce a comprendere (per esempio: Python, Java, Javascript, html, sql, xml, actionscript, ajax, C, C++ ecc.)
La conoscenza di svariati sistemi operativi legati alla diversità delle piattaforme su cui viene utilizzato la LE.
La conoscenza di dispositivi elettronici che sono alla base delle comunicazioni e la loro implementazione all’interno di percorsi estetici.
La conoscenza delle reti di comunicazione tra dispositivi e principalmente Internet.
La conoscenza dei processi di trasformazione legati alla creazione di prodotti artistici.

Ogni lavoro di LE è costituito da scene, eventi, comportamenti, azioni, oggetti (tra gli oggetti c’è anche il testo). Attraverso questi concetti si implementano attività di input, output, networking che sono alla base della realizzazione di ogni prodotto di LE. Questi speciali prodotti, che danno origine alla cultura digitale e all’arte digitale (la vera arte contemporanea), risultano progettati attraverso sceneggiature, storyboard e flow-chart che ne mettono in evidenza i processi, le possibilità, le trasformazioni per ottenere risultati attraverso le relative interfacce utente che permettono l’interazione tra l’uomo e la macchina. Tali documenti sono propedeutici alla creazione di LE e ne rappresentano la pelle. L’interfaccia presenta, nella sua espressione grafica, oggetti che rendono possibili gli scopi del programma. Tutto ciò che appare durante l’uso del programma costituisce la parte visibile dell’opera, ma tale parte visibile è possibile solo se esiste una parte invisibile che produce sia l’interfaccia che il motore del programma: cioè il listato di programmazione che regola l’input e l’output del sistema digitale (computer). Questi listati di programmazione possono essere considerati come i sottotesti del prodotto digitale.

Dunque il sottotesto è costituito nella LE dai listati di programmazione che sono al di sotto della parte visibile delle opere. Questi sottotesti hanno una loro propria estetica che individua nuovi percorsi della poesia e dell’arte contemporanea. Il poeta digitale deve conoscere il linguaggio di programmazione che è sottostante (sottotesto) all’opera. La LE, oggi rappresentata in massima parte dal digitale, ha come condizione necessaria e sufficiente che ciò che è visibile nasca da ciò che non è visibile, da qui la ragione della sua estetica e della sua poeticità. Non è possibile, quindi, che si possa avere una idea di LE senza conoscere i linguaggi che sottostanno alla sua creazione. Questa ignoranza è, oggi, diffusa sia tra gli studiosi che tra gli stessi artisti, i quali molto spesso per realizzare le loro opere si devono avvalere di tecnici: è come dire che un pittore, per esempio, del suo quadro ha realizzato solo l’idea, mentre l’opera l’ha lasciata realizzare ad un tecnico. Questo comportamento, che forse era accettato qualche decennio fa, oggi è improponibile, in quanto l’arte si è tanto avvicinata alla scienza da essere considerata essa stessa un mezzo per la conoscenza. Lo stesso fenomeno dell’arte concettuale considera il concetto come opera, e solo in conseguenza del mercato si è legato il concetto a qualcosa di materiale e vendibile: foto, scritto, registrazione video, o audio. Ma tali prodotti sono solo di documentazione di un evento artistico concettuale che deve per sua definizione rimanere unico, irripetibile e solo documentabile. Il documento dunque diventa l’opera, in ragione delle trasformazioni indotte da una cultura che privilegia il mercato su tutte le manifestazioni umane. I sette punti di Kaprow, per esempio, sono indicativi di questa mistificazione operata dal mercato. Dunque l’arte concettuale non significa che io penso e un altro trasforma il mio pensiero in opera, ma che il mio pensiero è già a tutti gli effetti un’opera. Dunque tutte le opere d’arte sono state realizzate da persone che conoscevano bene e meglio di qualsiasi altra persona i linguaggi usati per realizzarle. Sarebbe veramente strano pensare che Dante Alighieri non conoscesse la lingua italiana, o che Pirandello fosse completamente analfabeta, tanto da chiamare qualcun altro a mettere per iscritto in italiano i suoi racconti, romanzi, drammi teatrali.

Oggi viviamo un tempo di transizione storica in cui i linguaggi stanno trasformandosi ed ibridandosi. Le trasformazioni delle lingue parlate attraverso la loro utilizzazione elettronica, vedi, un esempio fra tutti, l’argot usato dai giovani nella messaggistica cellulare, pongono in essere nuove parole e nuove ipotesi grammaticali e sintattiche tali da diventare, attraverso un uso ormai diffuso, vere e proprie trasformazioni della lingua parlata e scritta. Anche quelle letterature elettroniche, legate in special modo all’evoluzione del digitale, presentano, già nella parte visibile, costanti cambiamenti di forma, sostanza e contenuto, e a questi cambiamenti fanno riscontro cambiamenti interni ai sottotesti di cui facevamo riferimento all’inizio del presente articolo. Le lingue tradizionali cambiano, come cambiano i linguaggi che costituiscono il sottotesto del linguaggio elettronico, cioè tutti quei linguaggi definiti di programmazione: Python, Perl, C, C++, Java, JavaScript, Ruby, HTML, XML, PHP ecc. Per quanto tra questi si possano annoverare molteplici diversità, c’è comunque una logica comune che fa di ciascuno di loro un dialetto. E questa logica comune resta pressoché immutata. La conoscenza di questi linguaggi rappresenta oggi la conoscenza della lingua universale che è alla base della LE e in special modo di quella digitale. La non conoscenza degli stessi pone in essere nuovi analfabetismi che minano il cammino della cultura dell’umanità.

Ciascuno deve essere in grado di capire i listati di programmazione e, grazie alla programmazione ad oggetti, riuscire a riutilizzare brani di listati per le proprie applicazioni. L’open source pone la possibilità di accedere ai sorgenti dei programmi dando possibilità infinite a tutti.

C’è stato un momento in cui i pionieri del web dovettero imparare l’HTML per poter creare le prime opere, ma non si può pensare che oggi si possa vivere di rendita su un linguaggio che si evolve e si coniuga con altri. Nessuno può oggi pensare di non conoscere i fondamenti dei linguaggi di programmazione e di essere, ciononostante, un artista digitale (e/o elettronico) o un teorico della Letteratura Elettronica e della cultura digitale.

OLE Workshop of Electronic Literature
Research Centre on electronic and digital culture and languages
epistemology of digital culture

New illiteracy

by Lello Masucci

To make a work of Electronic Literature (LE) there is need of specific skills:

1. The knowledge of languages ​​that the computer can understand (eg Python, Java, Javascript, html, sql, xml, actionscript, ajax, C, C + + etc.).
2. The knowledge of various operating systems connected to the diversity of platforms on which LE is used.
3. The knowledge of electronic devices that are the basis of communications and their implementation within aesthetic paths.
4. The knowledge of communications networks between devices and primarily Internet.
5. The knowledge of transformation processes connected to the creation of artistic products.

Each job of LE consists in scenes, events, behaviors, actions, objects (among objects there is also the text). Through these concepts are implemented activities of input, output, networking that are the basis for achievement of each product LE. These special products, which give rise to digital culture and digital art (the true contemporary art), are designed through scripts, storyboards, and flow-chart that show their processes, opportunities, changes to achieve results through user interfaces that enable interaction between man and machine. These documents are preliminary to the creation of LE, and symbolize skin. The interface shows, in its graphic expression, objects that make possible the goals of the program. Everything that appears when using the program is the visible part of the work, but the visible part is only possible if there is an invisible part that produces both the interface that the engine of the program: that is, the listing of programs that regulates the input and output of the digital sistem (computer). This listing of programming can be seen as the subtext of the digital product.

So the subtext is formed in the LE from the listing of programs that are below the visible part of the works. These subtexts have a their own aesthetic, which identifies new trends of contemporary art and poetry. The digital poet must know programming language that is situated underlying (subtext) to the work. The LE, represented today largely by digital technology, has the necessary and sufficient condition that what is visible arises from that which is not visible, these is the reason of his aesthetic and his poetry.

It is not possible, then, that we can get an idea of LE without knowing the languages that underlie its creation. This ignorance is today widespread both among scholars that among the artists themselves, who often to fulfill their products must to employ technicians: it is like saying that a painter, for example, has made of his painting only the idea, while he left the work to a technician. This behavior, that perhaps it was acceptable a decade ago, today it is impossible, because the art is so similar to science that it is considered by itself a means of knowledge. The same phenomenon of conceptual art considers the concept as work, and only in consequence of the market the concept is linked to something of material and saleable: photos, writings, recording video or audio. But these products are only documentation of a conceptual art event which must by definition be unique, unrepeatable and only documentable . Therefore the document then becomes the work, because of changes brought about by a culture that privileges the market over all human manifestations. The seven points of Kaprow, for example, are indicative of this hoax made by the market. So conceptual art does not mean that I think and another transforms my thoughts in work, but my thoughts are already my work. So all the works of art were created by people who knew better than any other person the languages used to implement them.

It would be really strange to think that Dante Alighieri did not know the Italian language, or that Pirandello was completely illiterate, so that it was necessary to call someone else to write in Italian his stories, novels, plays.

Today we live in a time of historic transition in which the languages are changing and becoming hybrid. The transformation of the languages spoken owing to their electronic use creates, for example, all the slang used by young people in mobile messaging, new words and new approaches grammar and syntactic such to become, through their widespread use, real transformation of the language spoken and written. Even those Electronic Literatures, especially related to the evolution of digital technology, show already in its visible part, constant changes of form, of substance and content, and these changes correspond to internal changes to the subtext of which I referred to the beginning of this article . The traditional languages are changing, so as the languages that form the subtext of the electronic language, that is all those languages defined programming, are changing : Python, Perl, C, C + +, Java, JavaScript, Ruby, HTML, XML, PHP and so on. Even if many of these may have various diversity, however there is still a common logic that makes each one of them a dialect. And this common logic remains almost unchanged. The knowledge of these languages is now the universal language that is the basis of the LE and especially of that digital. The lack of knowledge of them could be the new illiteracy that undermines the way of the culture of humanity.

All must be able to understand the listings of programming, and thanks to object-oriented programming, they are able to reuse pieces of listing for their applications. The Open source gives the possibility of access to the program source, giving endless possibilities for everyone.

There was a time when the pioneers of the Web had to learn HTML to create the first works, but you can not think that today we can live on a private income on a language that evolves and combines itself with others. No one can now think of not knowing the basics of programming languages and to be, nevertheless, a digital artist (and / or electronic) or a theorist of Electronic Literature and digital culture.

[1] Da questo momento indicheremo la Letteratura Elettronica con “LE”.



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